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Concorrenza sleale

«La migliore scuola guida di …» – è lecito fare pubblicità in questo modo?

Alcune scuole guida si pubblicizzano online e sui social media aggiungendo la dicitura «La migliore scuola guida di …», partendo dal presupposto che ciò sia consentito in ogni caso. Ma è davvero lecito?

Nella pubblicità servono i superlativi per farsi notare. Solo il meglio è abbastanza buono. Non è raro che i maestri conducenti o le scuole guida facciano pubblicità con lo slogan «La migliore scuola guida di …». Ma: si può davvero? La risposta breve è: dipende. Dipende, cioè, se si può dimostrare.

«La migliore scuola guida di …» è più di una semplice pubblicità

Affermazioni come «la migliore scuola guida di …» o «n. 1 per il corso base di motociclismo» non sono, dal punto di vista giuridico, frasi di circostanza innocue, ma affermazioni di leadership. Chi fa pubblicità in questo modo si pone al di sopra di tutti i concorrenti. È determinante la legge contro la concorrenza sleale (LCSL): Ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 lett. b ed e sono vietate le indicazioni inesatte o fuorvianti su se stessi e i confronti inammissibili con la concorrenza.

Quando è ammissibile un'affermazione di leadership per le scuole guida

La regola empirica decisiva: un'affermazione «n. 1» è ammissibile solo se oggettivamente dimostrabile. E l'onere della prova spetta a chi fa pubblicità. Chi pubblicizza la propria posizione di leadership deve essere in grado di dimostrarlo in caso di controversia, ad esempio tramite la quota di mercato o il numero di partecipanti. Se ciò non riesce, l'affermazione è considerata fuorviante e quindi sleale.

Attenzione anche alla combinazione molto diffusa con le recensioni, ad esempio su Google («N. 1 – 4,8 su 5 stelle»): Una buona valutazione è ammessa, purché sia vera. Tuttavia, essa non dimostra ancora la leadership di mercato. Resta da vedere come se la cavi la concorrenza. Il collegamento visivo può addirittura rafforzare l’effetto ingannevole.

Rimane consentita la pubblicità palesemente soggettiva, che nessuno prende alla lettera (ad esempio: «da noi guidare è più divertente»). La situazione diventa delicata quando un'affermazione viene interpretata come un fatto verificabile. E questo è quasi sempre il caso delle affermazioni del tipo «n. 1».

Come le scuole guida possono fare colpo nella pubblicità

Il nostro consiglio è quindi: fate pubblicità con sicurezza, ma in modo dimostrabile. I punti di forza concreti convincono più dei superlativi generici – e evitano problemi legali.

L’idea che a fini pubblicitari ci si possa definire in ogni caso «la migliore scuola guida di…» è errata. Una simile affermazione è consentita solo se oggettivamente dimostrabile. In caso contrario, è inammissibile ai sensi del diritto della concorrenza.

Chi vuole andare sul sicuro, punta quindi su argomenti concreti e dimostrabili invece che sul presunto superlativo più grande.